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LIBRI DI NATURA POETICA, LETTERARIA E FILOSOFICA DI GIANFRANCO CAPUTO BISANZIO

• "I peripli dell'anima"
• "La musa assorta e il poeta errante"
• "Le battaglie, l'ideologia, le storie, gli uomini, i diseredati"
• "Oltre il cielo. Poema: viaggio nel sistema solare."
• "Fuori dal branco"
• "Canzoniere d'amore" 
• "Canti per l'Europa"
• "Cosmos. Aforismi, apoftegmi e considerazioni"
 "Poema infernale"

I PERIPLI DELL'ANIMA

I PERIPLI DELL'ANIMA - Ripetizioni e lezioni a Udine
Prefazione

 

A volte le parole assumono diversi e mutevoli significati, altre volte tagliano come rasoi, spezzano o esplorano.

Forse per questo un poeta scrive: "Scolpisco l'amarezza sulle mura, / dipingo lo squilibrio e la paura? / Esalto forse la spada, il fucile, / l'insurrezione o la guerra civile? / Descrivo l'ansietà dell'universo / nel putiferio dell'irrito verso? / Creo quei miti chiamati illusioni / per coonestare le mie vocazioni? / Canto per caso nobili ideali, / dissolvo mali e problemi sociali? / Percorro piste già ben asfaltate / o esploro vie prima mai incontrate? / Conosco la bugia e la solitudine / se non vivo l'età dell'inquietudine?"

Sublime.

Su un filo di lama che nulla concede all'improvvisazione e tutto dispiega con mano fedele e lucida grazie ad una attenta misura quasi vigile dei versi, emana chiaramente l'intelligenza del poeta che gioca con i suoi ritmi, con i miti chiamati illusioni, con l'intensità della parola che non è mai fine a se stessa, ma conduce ad una aspirazione direi quasi una vocazione poetica forte, incalzante, dirompente.

Leggiamo a questo proposito la poesia "Girovago: ...Smarrito nel murmure dell'arte / mi ritrovo su un pianeta in disparte: / nel castalio campo che in testa fingo, / nella fontana da cui l'acqua attingo".

Il viaggio di Gianfranco Caputo non è mai, e sottolineo mai, banale, scontato e facile ma sempre ricercato e raffinato con il preciso obiettivo di scavare un orizzonte poetico, una visione lirica, che sia così intensa da poter contenere la sua enorme carica umana, le angosciose scoperte, l'accettazione delle diverse forme del sentimento e dell'esistenza.

Il Poeta supera il fenomeno visibile per entrare nel limbo impalpabile come quando scrive che la poesia: "Ancora lesta viene, quando nel gorgo giro, / mormorando parole che tolgono il respiro..."

Senza ombra di dubbio siamo quindi davanti ad un poeta che passa senza reticenze, da un discorso esistenziale ad una scrutante comprensione del mondo circostante portando con sé similitudini quotidiane, metafore che rendono tangibile ogni cosa, parole di libertà estrema, in un saggio che racchiude l'esperienza umana, un nuovo canto poetico, una ritmica che sublima i "segni" meravigliosi apposti su dura pietra che per sua natura resiste nel tempo.

"Quando nella fiumana remi in controcorrente

e tutto sembra avanzare a sghimbescio

non dimenarti come pilastro fatiscente,

non schivare l'ostacolo malescio,

ma piuttosto soverchia il tuo complesso

scegliendo di volare in mongolfiera..."

Non v'è dubbio che l'originale ricerca poetica dell'autore conduce il lettore a pensare agli innumerevoli interrogativi che sempre necessitano di una risposta.

È incredibile il fascino anomalo che emana una poesia come quella intitolata "Io" capace di creare spazi immensi nella mente di ognuno: "Io, il comprensivo, il solito cocciuto, / il folle bisognoso di ricovero, / io, il non promosso, l'escluso dal novero, / che supplica coraggio al detenuto, / ... io, che continuamente mi rimprovero / di non essere né reo né astuto..."

L'Io reiterato, pilastro fondamentale di questa poesia, è il vivere le situazioni spaziali o temporali, come un individuo "navigante" nell'oceano delle sensazioni che sono poi quelle dell'intera umanità. L'Io, sempre al centro della volontà poetica, si traduce in ultima analisi, in un "Noi" individui perennemente intenti in un affannoso vagabondare: a volte consci che in lontananza le terre emerse, le isole agognate sembrano tutte identiche, ma non lo sono mai e le navi che trasportano i nostri sogni, alla resa dei conti, sono tutte uguali.

La ritmicità di questo procedere creativo ha sempre un sottofondo amaro e critico come se il poeta tracciasse una linea, ascoltando la sua anima ma tenendo sempre in forte considerazione la sua coscienza critica.

Con una forte partecipazione, l'autore ci propone in queste liriche tutte le caratteristiche essenziali del mondo vissuto, dei desideri, dell'immane voglia di vivere.

Non viene seguita la strada ormai conosciuta, densa di indicazioni e di segnali ma ci si avventura alla ricerca di nuove visioni con parole originali, non usurate dalla ripetizione, con figure dotate di intensità espressiva a volte comprensibili soltanto da raffinati e attenti lettori.

Le parole di questi versi ignorano ogni calcolo speculativo, hanno uno spessore che le rende quasi urlanti, mescolandosi, intrecciandosi in uno spazio creativo che è irradiato dal risultato finale che è sempre unitario.

Le parole danno luce, sono una sorgente luminosa che penetra anche il buio più profondo dell'anima.

La parola diventa tutto.

Con una indubitabile energia il poeta scrive: "Respiro il cosmo e l'anima del vento" e, come oratore, dialoga con l'amata poesia: "Non disfare le frasi dell'Amore, / adamantina e strabiliante Musa; / infrangi le catene del Dolore, / pari ai tentacoli d'una Medusa".

In ultima analisi non resta che condividere la decisione di Gianfranco Caputo di surrogare la gioia vera allo "spleen", quel particolare stato d'animo di tristezza, di di disperazione, di angoscia esistenziale di baudelairiana memoria, motore di fondo di tanta letteratura contemporanea.

 

Massimo Barile

LA MUSA ASSORTA E IL POETA ERRANTE

LA MUSA ASSORTA E IL POETA ERRANTE - Ripetizioni e lezioni a Udine
Prefazione

Dopo pochi mesi dalla raccolta «I peripli dell'anima», pubblicata sempre da Montedit, Gianfranco Caputo è già alla sua seconda silloge con «La musa assorta e il poeta errante»: un ulteriore porto al quale attraccare nel suo autentico periplo intorno all'Uomo.Non è un caso che l'Autore porta con sé inattuabili sogni, ama camminare per albe, fermarsi ai bordi del mattino, sillabare parole e condividere gioie e dolori: senza distinzioni di sorta perché la felicità e la tristezza vanno a braccetto al nord come al sud, perché non esistono uomini più importanti di altri, ognuno è piccolo e grande, forte e debole in ugual misura.La ferrea convinzione di non sentirsi mai appagato e di essere tormentato dalla voglia di perfezione conduce all'amara constatazione che ogni istante è irripetibile e la felicità, a volte, è reperibile solo sul volto della donna amata: gli anni sono brevi e veloce fugge il bello col sublime. L'uomo diventa una barca ferma in porto, alle sue spalle l'immensità regna assoluta. Ogni tanto ci si può tuffare nelle meraviglie della natura e assaporare una terra di fragranze che vanno dal caprifoglio al melograno, dal castagno all'ulivo. Temporaneo godimento per un uomo orgoglioso.Di solito nei confronti di un autore si possono fare molteplici considerazioni o ricercare le parole chiave, analizzare le metafore o i continui ritorni della mente: unico obiettivo il seme di una poetica.Nel caso di Gianfranco Caputo ogni elemento è fermato nelle parole, genuinamente mostrato, senza timori o falsi pudori, così da rendere partecipe il lettore, farlo entrare nel "viaggio" per gustare le visioni che giorno dopo giorno si presentano al cospetto della vita.Come ho già sottolineato nella prefazione della precedente silloge, la visione del reale non è mai banale ma ricercata e raffinata così da poter contenere l'esperienza umana attraverso il canto poetico ed una forte coscienza critica.Le folgoranti espressioni eliminano ogni inutilità per dare un ordine interno e le parole sono scelte attentamente con il contagocce, con una dovizia intrigante.Risulta evidente che Gianfranco Caputo recupera con le immagini un clima di serenità e di tranquillità interiori in un mondo luminoso e naturale, in un ambiente che lo vede pulsante e vivo: uno spazio nel quale le difficoltà quotidiane perdono d'intensità ed il pessimismo è gettato alle ortiche in modo che non possa nuocere alla dolcezza del ricordo sprigionatosi dall'anima del poeta.Non dimentica le importanti istanze sociali e la volontà di rendere più forte la ricerca sulle norme che devono regolare il comportamento dell'uomo per il raggiungimento del bene, del piacere, della felicità.Emblematica a questo proposito è la poesia "Il mio pensiero": una condanna ai pregiudizi, alla violenza, all'arroganza, al razzismo, alla guerra e nel contempo un sentito e vibrante inno alla fratellanza, all'uguaglianza, alla lealtà.La limpidezza della sua voce induce a pensare, a porsi domande sul valore di tali accenni etici e l'equilibrio della sua riflessione sulla vita rende attuali i sussulti dell'animo di un uomo così denso di fermenti.Ritroviamo ancora una volta tutte le caratteristiche essenziali del mondo vissuto, i desideri di un uomo e della sua immane voglia di vivere con coraggio in difesa delle proprie radicate convinzioni.Tuttavia penso... che l'uomo è miglior'è di ciò ch'appare... sempre e comunque è opportuno amare in questa terra senza più cuore e rispetto.Non potrà certo aiutarci il responso di un oracolo ma forse uno scippatore di campagna che ruba i colori della natura e ama chi si tiene in disparte potrà soccorrerci per arginare le insidie e le ingiustizie di questo nostro mondo. 

Massimo Barile

LE BATTAGLIE, L'IDEOLOGIA, LE STORIE, GLI UOMINI, I DISEREDATI

LE BATTAGLIE, L'IDEOLOGIA, LE STORIE, GLI UOMINI, I DISEREDATI - Ripetizioni e lezioni a Udine
Prefazione
 
Scrivere è diventato ormai per Gianfranco Caputo un validissimo mezzo per far conoscere le proprie idee, per prendere posizione a sfavore delle ingiustizie e degli eventi che insanguinano il mondo. Non siamo dunque di fronte solo ad un poeta, bensì ad un modo di vivere, di concepire la vita con ottimismo anche laddove la realtà presente è disperata e tragica.
I versi che seguono sono un riuscito tentativo di esaminare con occhio critico sia i fenomeni, le situazioni e i protagonisti che si sono posti all'attenzione del grande pubblico in questi ultimi decenni, sia quelli che sono rimasti meno conosciuti ed in ombra.
Tramite preziose immagini il lettore diventa attivo spettatore della rivolta di Praga, del disastro di Chernobyl, dell'attacco terroristico subito dagli Stati Uniti. Grazie ad un linguaggio sciolto, crudo ed essenziale, praticato volontariamente per sottolineare maggiormente la fatalità dell'argomento o della circostanza, l'autore non oblia mai i dimenticati, anzi dà loro voce: "Io sono Aimè, / provengo dal sud della Zambia, / il mio campo è stato bruciato; / da voi m'accontento d'un lavoro / umile, saltuario e mal pagato".
Quasi costringendoci, con incredibile ed originale emozione egli ci conduce addirittura a prendere visione della drammatica esplosione della bomba atomica sganciata sul Giappone: "L'onda / d'urto / scuote / nuvole, / piogge, / arcobaleni / e non si ode / che il movimento / ascensionale / dell'aria".
La lunghissima cesura che divide questa straordinaria poesia rende più estenuante il momento seguente la conflagrazione; il terribile scenario che appare alla fine deve portare a riflettere tutto il genere umano sulla crudeltà dei conflitti che ancora oggi insozzano il nostro pianeta.
Senza mezzi termini e titubanze Gianfranco Caputo dà libero sfogo alla sua anima facendosi portavoce di chi non ha nulla da perdere, dei poveri, degli ammalati, dei condannati a morte, dei giovani che hanno smarrito la giusta via.
Con una grinta non usuale nella società odierna egli dissenta da coloro che seminano odio, irruenza, rancore e disprezzo verso l'esistenza: "Canto perché stanco di sacrilegi, profanazioni, / turpitudini, olocausti e violazioni. / Canto perché avversario del razzismo, del pregiudizio, / del fanatismo, del malcostume e del vizio".
Particolarmente negativa ci sembra apparire l'icona di quella politica atta ad opprimere e sopprimere quel bene inestimabile di cui il nostro poeta pare alimentarsi insaziabilmente, ossia la libertà: "Io guardo, / scruto l'orizzonte / e attendo / i tuoi litorali. / Verranno / giorni tristi e duri, / suoneranno perfidi tamburi, / mi chiederanno / con indicibile arroganza / di fermare la speranza. / Ma con la stella polare / la notte è meno scura / e non fa più paura".
Rifiutando con sdegno ogni forma di ostilità e di battaglia cruenta, non certo per un senso di inferiorità o di debolezza ma per una mentalità ed una capacità intellettiva aperta e non comune, è come se egli si alzasse ad esortare con forza le popolazioni di qualsiasi razza e paese per salvaguardare la propria identità e cultura dinanzi al dispotismo: "La mia lotta / non violenta / mi porta / ad allontanare acque, / a calpestare erbe, / a spiegare / delicatamente / le lenzuola / della ragione". Poi rivolgendosi al singolo: "Tu arresta il cannone ed il carro armato, / non temere mine e filo spinato! / Il mondo è in stato confusionale?/ È l'uomo il più truculento animale".
Senza parsimonia, si fa sempre più netta la condanna per un certo tipo di amministrazione che permette, secondo l'artista, ancora il sussistere della povertà, e ci sembra di dire che è giunto il momento di scendere in campo, di agire concretamente: "Non aspettiamo / che altri / milioni / di persone / muoiano / in melmose strade / private / anche del loro / nome".
L'andamento ed il ritmo di molti versi sono spezzati, frammentati; Gianfranco Caputo usa saggiamente questa tecnica non ricorrente in letteratura per sostenere la purezza e l'infrangibilità di talune opinioni, senza però che i concetti riportati diano l'impressione di voler violentare la pagina. Ogni parola diventa di conseguenza un'isola su cui approdare lentamente e con delicatezza.
Lontano dalle mode, dal conformismo e da qualsiasi orientamento teorico che non siano i precetti cristiani e le norme dettate dal vivere democratico, l'autore ci suggerisce che la Storia e l'esperienza devono essere sempre ben presenti nella quotidianità per evitare quella disfatta che inevitabilmente porterebbe tutti alla rovina e alla catastrofe.
Se vogliamo, in un certo senso, le sue sono liriche di propaganda: senza mai riportare alcun sintomo di stanchezza vengono diffuse incessantemente e con vibrante entusiasmo la fraternità, l'amicizia, il rispetto, la difesa per l'ambiente e soprattutto l'amore. Non un amore verso una donna che in tal caso potrebbe apparire del tutto personale e restrittivo, ma un amore cosmico che abbraccia l'intero Creato.
 
Eleonora Aromino

FUORI DAL BRANCO

FUORI DAL BRANCO - Ripetizioni e lezioni a Udine
Prefazione

Con questa nuova silloge Gianfranco Caputo mostra l'altra faccia della sua poetica: quella più intimista costellata da una miriade di riflessioni che si fanno confessioni del suo percepire la realtà che viene scrutata sotto ogni aspetto, dal semplice gesto quotidiano fino ad una visione critica del comportamento umano, denunciandone la violenza, condannandone l'idiozia, criticandone l'arroganza e la mancanza di ogni scrupolo.Come uomo, incapace di tradire e di mentire, si trova immerso nel fango di questa palude dove sguazzano esseri che sono portatori di mostruosità ed orrori, martirizzatori di altri fratelli assimilabili a belve feroci ed ecco allora che la sua parola si fa orgogliosa e si erge al di sopra del branco per invocare un senso di giustizia, un mondo più umano, un desiderio di armonia e libertà che riporti l'uomo sulla via maestra che conduce alla grazia e alla salvezza.La sua poesia da un lato annichilisce e sgomenta e dall'altro conduce al grido liberatorio offerto agli altri uomini come testimonianza concreta di una fervente fiducia in una umanità che possa essere migliore. Egli al contempo è ben consapevole di essere un naufrago, controcorrente nel mare dell'indifferenza, un superstite errante in un mondo crudele, uomo scalzo che non ha nulla e cammina per gli interminabili deserti.Gianfranco Caputo è interessato alla costruzione di un Uomo Nuovo che sappia recuperare dalla memoria dei propri errori e delle proprie tragedie gli insegnamenti utili per non essere algido involucro ma protagonista capace di operare le sue scelte osservando con attenzione la realtà che si presenta davanti ai suoi occhi.V'è tutto l'orgoglio nel rialzare la testa e ritrovare le forze per arginare il diluvio del cuore e la sua natura dolente che vede solo rari approdi fortemente lo sospinge a violare finalmente i labirinti del banale, a scoperchiare i sarcofaghi dell'inaccessibile, a godere di nuovi spazi: questa esplorazione può lacerarlo e ferirlo e non è un caso che ritroviamo riferimenti ad una materialità che assurge ad ostacolo primordiale: scogli di granito, rocce sospese nel vuoto, muraglie, colonne conglomerate in macerie, rovine e di pietrame in pietrame, mattoni sgretolati, tegole dell'amarezza, cattedrali ridotte in polvere e via dicendo.La sua fertilità sembra innalzarsi sopra questa oscurità e condurlo in ultimo davanti alla luce degli occhi di un cuore candido di donna che ridesta pensieri d'amore e sussulti e tumulti.Tutto svanisce, dal travaglio quotidiano al profondo turbamento, dall'eremo del dolore al rifugio dove son custoditi i segreti e la sezione finale delle preghiere si fa canto salvifico per i puri di cuore, santuario della grazia che è in ogni creatura, riabilitazione e perdono, illuminazione finale.Come ultima considerazione possiamo dire che la poesia di Gianfranco Caputo vive di una limpidezza genuina e di un inconfutabile impegno sociale che seziona le esperienze vissute alla ricerca di una ritrovata etica e grazie ad essa riuscire a scovare ancora qualcosa di degno nell'essere umano affinché progredisca seguendo un nuovo itinerario. 

Massimo Barile

CANTI PER L'EUROPA

CANTI PER L'EUROPA - Ripetizioni e lezioni a Udine
Prefazione


In un periodo di così grave crisi per l'Europa anche a fronte dei tragici eventi di Madrid che hanno reso ancor più drammatici i rapporti internazionali e le differenze tra le varie politiche nazionali in ambito europeo, prende vita una raccolta di canti dedicati ai paesi dell'Europa da parte di Gianfranco Caputo che a ragione parla di terra natìa, di unica patria di popoli liberi, di paesi che hanno abbandonato antichi rancori, eliminato (o tentano di eliminare) distinzioni e confini per incamminarsi verso una comunione d'intenti non sempre facile da ottenere affinché un solo vento spiri nei cieli e possa far sventolare le tre bandiere della pace, dell'unione e del progresso nell'amore. Ecco allora che nascono appassionati e incondizionati inni ai paesi dell'Unione Europea a partire dall'Austria con i suoi invidiabili paesaggi di candidi monti, al Belgio salutato con la più lusinghiera delle emozioni ed alfiere dell'anelata Unione, a Cipro innocente isola, luce e speranza per il marinaio che approda da amico, alla Danimarca un sogno dal cielo sempre blu tra il Mare del Nord e il Baltico, alla Finlandia dal freddo pungente, alla Francia "insieme a te vuol star l'eleganza / quando al ciel sveli versi di speranza", alla Germania che vede ormai spento il fuoco della vanagloria e morta ogni idea di supremazia, alla Grecia grembo della democrazia, alla Spagna dalle mediterranee spiagge, dal sole caldo e dai colori che inebriano e così via fino all'Italia con il suo cielo d'amore e memoria assieme, con il prosperoso cuore della sua gente.Le parole di Gianfranco Caputo assumono un significato di profonda presa di coscienza di un cittadino che si sente europeo nel vero senso della parola: in definitiva il concetto che emerge da questa raccolta di canti è uno solo ed è la volontà di unione fra i popoli che ponga a fondamento quel senso di fratellanza pur non rinnegando le storiche differenze e prerogative. Non v'è alcun riferimento alle questioni politiche che hanno avuto gran peso nel ginepraio delle contraddizioni tra i vari membri, né al patto europeo di stabilità, né alla mancanza di strumenti efficaci per affrontare in modo unitario le varie minacce esterne, dalle varie crisi economiche al terrorismo solo per fare due esempi.Il proposito di questi Canti per l'Europa è puramente quello di unire liricamente le diverse anime europee con versi appassionati e permeati da un genuino ottimismo senza contaminare l'idea comunitaria con speculazioni di carattere politico ed economico: così lo sguardo poetico volontariamente si sofferma solo su ciò che può unire ed evita saggiamente ciò che può dividere. 

Massimo Barile

CANZONIERE D'AMORE

CANZONIERE D'AMORE - Ripetizioni e lezioni a Udine
Prefazione


Gianfranco Caputo ha senza ombra di dubbio reso onore al titolo di questa cospicua raccolta che contiene poesie, sonetti, madrigali e canzoni: un ricercato, raffinato ed autentico canto d'amore. Vi si può ritrovare l'universo di parole d'amore che si possono dedicare alla donna amata e gli innumerevoli incanti che la sua "celestiale bellezza" è capace di generare. Nella lettura di questo canzoniere si assiste ad una deflagrazione incontrollabile della più labile emozione, ad una espansione oltre ogni limite del desiderio, ad una valorizzazione di ogni immagine, alla messa a nudo della violenta brama d'amore, ed ogni sospiro, sussurro, attesa o speranza diventa un bagno di fuoco ardente d'amore: come a sentire il proprio corpo farsi incendio, liquefarsi nel calore assoluto mentre le fiamme divampano dentro, una incandescenza divorante che procura un piacere assoluto.L'onda di calore può avere inizio con un solo sguardo rivolto alla donna amata con la ricezione delle sue fragranze: i capelli han l'odore del balsamo delle piante, l'aroma del grano, il colore del miele; le labbra brillano di luna; il viso profumato più d'un fiordaliso; il suo corpo è sospeso in una atmosfera d'amore perpetuo, la sua candida figura può dissolvere ogni umano affanno, il suo vertiginoso bagliore può irradiare luce celestiale. Nel suo aureo incanto pare rappresentare il simbolo di eterna primavera capace di fermare l'alternarsi delle stagioni eppur generare continue magie senza tempo, armonie celestiali, entusiasmi oltre ogni confine ed allo stesso modo questo canto d'amore di Gianfranco Caputo si fa sempre più temerario, affascinante, vorace, instancabile, inesauribile fino a rivelarsi paradisiaco.Eppur non mancano le sofferenze e le pene perché l'assenza della donna amata è una disumana esperienza, la sua lontananza fa perdere il respiro e la voglia del suo corpo è permanente tentazione che assedia la mente: ma quando lei è accanto non v'è più dolore perché può riportare la luce anche nel più tetro abisso ed ecco allora che si sprigiona quel senso di protezione fino a chiedere di far ricadere su di sé le indomabili pene, i dolori della vita, le più atroci sofferenze per proteggerla da ogni male o dalle false accuse.Profumi d'amore, fiamme ardenti, tenerezze inesauribili, parole audaci sono la miscela lirica di questo canzoniere giocato tra armonie soavi, magie del cuore e profumi di fragola, magnolia, ginepro per tacer degli altri: con grande maestria l'Autore, perseverante e ammaliante, ricrea in continuazione la sua visione sempre illuminata da un raggio di luce che disegna l'immagine più preziosa.In questo idillio tutto scompare: le ingiustizie e i naufragi della vita, l'umana indifferenza e la vana speranza, ogni ferita viene risanata e subentra un abbandono totale, una voglia di essere un lenzuolo per rasentare la sua pelle morbida, un desiderio di nascondersi nelle eupeptiche acque del suo mare quasi a ricercare un senso di benessere e lasciarsi cullare sulla zattera salvifica dell'amore in quell'oceano di passione che può generare la donna della propria vita. Per eclissarsi nel suo amore, unica ragione della propria esistenza. 

Massimo Barile

COSMOS: AFORISMI, APOFTEGMI E CONSIDERAZIONI

COSMOS: AFORISMI, APOFTEGMI E CONSIDERAZIONI - Ripetizioni e lezioni a Udine
Prefazione
 
L'aforisma ha una vita propria, autonoma e distinta: riassume in poche parole il risultato terminale di precedenti riflessioni ed osservazioni. Può esporre in modo chiaro ed efficace profondi pensieri sulla realtà universale ma può anche concernere le semplici cose della vita quotidiana. Gianfranco Caputo Bisanzio riunisce in questa raccolta un vasto numero di aforismi e cerca continuamente di rendere palesi alcune delle contraddizioni del giorno d'oggi nonché tende a scavare nel mare magnum dei luoghi comuni, delle false apparenze, dell'ipocrisia imperante.
La sua parola si rivela sempre acuta e ironica, pervade la forma aforistica e la supera portando il lettore a considerare le graffianti riflessioni come lampi di ragione: il fulminante sarcasmo poi avvolge il tutto.
Il lettore ne individuerà alcuni che hanno una forza maggiore, altri più originali od ironici, infine, altri ancora che sono lo specchio fedele della realtà odierna con i vizi, le debolezze, le falsità, le inquietudini.
Sono frammenti della vita, meditati, indagati, sezionati: uno sguardo disilluso e consapevole ad un mondo instabile.
Le fulminee intuizioni sono sparse nelle centinaia di aforismi e solo a titolo esmplificativo è interessante riportarne alcuni, come ad esempio, quello che recita: "Chi parla troppo ed usa spesso l'Io è quello che mi fa meno paura. Il silenzio è l'arma più pericolosa": la parola avvicina, il silenzio è la fine di tutto e, nel migliore dei casi, riserva sempre una sorpresa. La parola è la "luce" che ogni giorno tramonta, il silenzio è l'eterno che mai non passa.
E poi: "Nell'Arte, come in tutte le cose della vita, non si improvvisa assolutamente nulla. Un'opera è il frutto di un lavoro rigoroso, costante ed instancabile": ed è proprio vero. Vi sono persone che si credono imperatori solo per aver messo sulla loro testa un diadema in latta similoro ma la professione di Uomo è impresa assai più ardua. In questa società cialtronesca come ormai risulta essere quella odierna, nella quale la nullità e la falsità si danno la mano, è inevitabile che coloro che hanno ancora un minimo di dignità vivano nascosti e cerchino in tutti i modi di mimetizzarsi: è quasi scomparso il dialogo tra persone che sono capaci di ascoltarsi, quasi a nessuno interessa più ascoltare ma solo esternare, vivere il momento "importante" magari infarcendo il discorso sterile con le uniche quattro dotte citazioni che ha memorizzato in un anno di fatica, e se poi sono in latino, è facile assistere ad un avanspettacolo d'altri tempi con strafalcioni e castronate d'ogni genere. È certamente un momento delicato.
Gli stolti e gli imbecilli affollano le strade, i repressi navigano tutta la notte e dimenticano il cielo azzurro: il contatto emotivo, la pelle sulla pelle, la conquista casuale passeggiando per una strada, bevendo un caffè in un bar o camminando in un bosco o sulle rive di un lago, sono tutt'altra sensazione. I profumi dell'ambiente inebriano e diventano tutt'uno con la donna che è davanti a noi: rimarranno per sempre nella nostra mente.
E ancora: "L'apparenza è la legge a cui si attengono gli imbecilli": atroce verità. Purtroppo al giorno d'oggi l'apparenza è "tutto" ma solo per chi non ha nient'altro da mettere sul piatto. È fondamentale ricordarsi che non "si guarda con gli occhi" ma con la nostra coscienza critica e con l'intelligenza: chi sa usare la "parola" può suscitare l'anima.
E poi alcuni aforismi "dedicati" al genere femminile: "Soltanto in due casi agisco con la massima cautela: con le donne e con il portafoglio" e poi "È cento volte più semplice domare un leone che dominare una donna": ad essere sinceri come aforismi appaiono alquanto misogini e rischiano di far sembrare l'autore un gran tirchio ma credo che l'intenzione vada ben oltre ed esprima l'idea che, in alcuni casi, è necessaria estrema cautela. Forse non solo in questi due casi.
E infine "A volte il dettaglio nasconde verità più grandi dello stesso insieme": non è un caso che un famoso scrittore che volontariamente non cito, abbia detto "Il diavolo si cela nei dettagli".
Non rimane che consolarsi, prefatore ed autore, uniti in comune destino: "Non scrivo nè per me nè per gli altri. Faccio semplicemente una cosa che non possono fare soltanto i morti.
E infine, come si conviene per una raccolta di aforismi "in cauda venenum": "Le illusioni non sono inutili, ciò che conta è trovare qualcosa per cui valga la pena illudersi" scrive in un aforisma Gianfranco Caputo ed io rispondo con un famoso aforisma di Rigoni "Sono tutte illusioni, siamo d'accordo, ma le illusioni non sono tutte uguali: da quella che scegli si capisce chi sei".
 
 

Massimo Barile 

OLTRE IL CIELO

OLTRE IL CIELO - Ripetizioni e lezioni a Udine

Considerazioni critiche "Bisognava attendere la genialità di Gianfranco Caputo per poter leggere finalmente un poema scientifico intriso di avventura, di colpi di scena, di suspense e di pathos". 

Cristina Menditto

  "Mi chiedo come ad un ragazzo possa venir in mente di scrivere un libro così... unico nel suo genere.La creatività, l'originalità ed il talento di Gianfranco Caputo non conoscono confine". 

Ettore De Leo

 "Il vero protagonista di questo eccellente testo non è la Scienza, come potrebbe risultare in prima lettura, bensì la Divina Provvidenza. Dio, infatti, aleggia in ogni parola ed in ogni immagine offerta dal poeta". 

Marco Quadrini

  "Tra i tanti personaggi presenti nel poema, quello che più mi ha impressionato è la figura di Padre Pio: autentica, generosa, sempre attenta alle debolezze degli uomini". 

Fabio Landucci

  "È vero che con una rigorosità sorprendente l'autore ci dirige alla conoscenza di quei mondi che da millenni affascinano gli abitanti della Terra, però grazie alle molteplici metafore e similitudini egli ci indica la più difficile strada per giungere alla redenzione. Tutto scorre, i sogni s'infrangono, la vita finisce...ciò che resta non è certamente il nulla". 

Virginia Milelli

 "Viaggiando alla velocità della fantasia, a bordo della Simplicio accanto al poeta non ci sono solo i dotti e Gioconda ma tutti gli esseri umani coscienti della forza del destino". Emerenziana Ferroni"Per Caputo non c'è differenza tra Scienza e Poesia. Entrambe, se accolte nell'animo dell'uomo, conducono all'Altissimo e quindi alla salvezza". 

Pietro De Luca

  "Quando i tempi saranno maturi quest'opera ed il suo autore entreranno a far parte del patrimonio della letteratura universale". 

Enrica Dezi

  "In questo magnifico testo sono presenti versi tali da lasciare il lettore senza respiro. La poesia di Gianfranco Caputo seduce anche quando tratta un arduo argomento come l'astronomia". 

Manuela Ferretti

  "In questo inebriante viaggio interplanetario l'autore non ci conduce solamente con un impeccabile rigore scientifico all'esplorazione del Sistema Solare bensì ci porta più in profondità ad indagare, cioè, nello spirito e nella coscienza dell'essere umano e delle cose. Tale eccezionale capacità interpretativa è propria solo dei geni". 

Federica Delle Fave

  "Ritengo che tale ammaliante vicenda sia la più concreta risposta al bisogno di libertà da sempre presente nel cuore dell'autore. Finanche nelle frasi più enigmatiche e più impenetrabili si può trovare la ripercussione della sua inconfondibile energia". 

Amalia Castellani

  "Anche se il motivo dominante di questo stupefacente poema è la Scienza, intelligentemente il poeta riunisce in esso Arte, Filosofia, Religione e Letteratura. Nel fascino di queste pagine vi sono momenti che sfiorano sia il dramma che il comico. È però pure uno splendido romanzo d'amore". 

Milena T. Bellini

  "La metrica è più libera e flessibile: l'endecasillabo usato è nel contempo di tipo tradizionale e non canonico. La centuria è tuttavia il simbolo della perfezione". 

Massimiliano Vicenza

  "Forse nemmeno l'autore stesso è ancora conscio dell'importanza che assumerà un giorno questa meravigliosa opera". 

Maria Decaro

  "Nelle vene dell'autore scorre un incontenibile fiume di pensieri, la mente è un vulcano di egregie idee, i battiti del cuore vanno a ritmo di verso. Questo ragazzo con i vocaboli fa ciò che vuole". 

Lidia Dal Lago

  "Grazie alla Simplicio (protagonista del "Dialogo dei Massimi Sistemi"; in onore a Galileo Galilei) lo scrittore ci conduce alla conoscenza più aggiornata dei nove pianeti del nostro sistema stellare, dei tanti satelliti che ruotano attorno ad essi, dei meteoriti, delle meteore, delle comete e degli asteroidi. Con l'Helios entrerà persino all'interno del Sole per divulgare i processi che regolano questo vitale astro; con un particolare marchingegno giungerà nelle viscere della Terra, svelerà i segreti dell'atmosfera, giungendo poi sui meravigliosi "mari" lunari. Tutto ciò sarà spiegato e commentato dai numerosissimi personaggi che hanno fatto la storia della Scienza e che il protagonista incontrerà via via durante il viaggio. Ovviamente non mancano le emozioni, i sentimenti, le gioie, i dubbi e i momenti di paura che egli prova nel corso del tragitto; ad un certo punto sarà affiancato da Gioconda (in onore a Leonardo Da Vinci), che rappresenta l'Amore; a tratti comparirà Padre Pio per guarire la ragazza che è afflitta da un male incurabile, oltre che a sorreggere il poeta stesso a superare certi ostacoli ed aiutarlo a sconfiggere la propria arroganza e la propria ira in modo da potersi avvicinare "al figlio dell'Uomo a cuor puro e onesto". Oltre Saturno faranno sosta in una fantastica città stellare inventata dalla fantasia dell'autore in cui sono riuniti i più importanti artisti del mondo e le loro geniali opere. È questo un ottimo pretesto per scoprire i gusti raffinati e l'idea che Caputo ha dell'Arte. Inaspettatamente poi Nostradamus mostrerà ai ragazzi alcuni aspetti del futuro; un ignoto ed imprecisato indovino predirà il destino felice ed il ritorno a casa del poeta. Al termine risvegliandosi dal coma egli troverà al capezzale le persone amate, ma questa affascinante avventura non sarà stata vana ed inutile: infatti essa servirà da insegnamento per far intendere a tutti l'unicità e la soavità dell'esistenza umana e la magnificenza dell'intero Creato". 

Maria D'Alessandro

  "Caputo tenta di dare una risposta alle tante domande presenti nei meandri della nostra mente piccola e limitata. Il tutto però non lo può spiegare né la Scienza né l'Arte ed egli lo sa benissimo poiché in ogni espressione e ragionamento spira la presenza di Dio. La vita, di conseguenza, viene vista come uno spettacolo meraviglioso, un privilegio di cui l'uomo non può non tenerne conto". 

Salvatore Clemetelli

  "È straordinario notare come ogni singolo protagonista ha un modo di parlare tutto suo e ben preciso. L'autore mostra di possedere una proprietà di linguaggio incredibile, spaziando tra l'arcaico e il moderno. Egli usa diversi espedienti anche per la narrazione in prima persona, estrapolando dal profondo dell'anima ciò che sono la sua ampia cultura e le sue attente osservazioni sulla vita e sul mondo. Ad un certo punto per esprimere i propri sentimenti, le mille emozioni e le radicate convinzioni a questo giovane poeta non basta più neanche l'intero dizionario della lingua italiana...". 

Nicoletta De Romualdo

  "A Caputo deve essere dato soprattutto il merito di aver avuto un coraggio soprannaturale, visti i non molti precedenti letterari in tale campo (oserei dire l'assoluta originalità) e le notevoli difficoltà di mettere con precisione in poesia una materia così difficile ed ostica come quella trattata. Non credo minimamente che un poema del genere possa essere scritto in un modo migliore di quanto abbia fatto questo grande poeta". 

Fabio Griffandi

  "Questo poema è un concentrato di più argomenti, non viene tralasciato proprio nulla al caso. Scienza e fantasia trovano qui un equilibrio a dir poco lineare". 

Cristoforo Empirio

 "Per mezzo della sua risaputa e sempre percettibile sensibilità lo scrittore scruta sovente l'animo dei personaggi che ha di fronte, non si lascia ingannare mai dall'apparenza. La superficialità non è certo un attributo che fa parte della sua nobile indole". 

Flora Morandi

  "Con quest'altro capolavoro Gianfranco Caputo dimostra di non conoscere la buia dimensione del Tempo. Egli infatti è un eccellente poeta insieme medievale, rinascimentale, moderno e contemporaneo". 

Concetta di Staso

  "Io dico che leggere "Oltre il cielo" vuol dire conoscere la concezione che il letterato ha dell'esistenza: essa spesso può essere tetra e spiacevole, tuttavia merita sempre di essere vissuta, intensamente". 

Gabriella Mantovano

  "In Caputo razionalità e simbolismo, vitalità e disperazione, realtà ed immaginazione incarnano l'espressività stessa del Cosmo. Io credo che egli sia il più alto cantore del libero pensiero". 

Ettore Grimaldi

  "Alla fine si capisce che tutta l'avventura è solo un sogno, un pretesto dell'artista per rivelare all'umanità sia la precarietà dell'uomo di fronte all'Universo sia la bellezza singolare e misteriosa della vita". 

Eleonora Aromino

POEMA INFERNALE

POEMA INFERNALE - Ripetizioni e lezioni a Udine
Presentazione


Prima di presentare questa magnifica opera, vorrei sottolineare che al suo autore, Gianfranco Caputo Bisanzio, deve essere riconosciuto l'estremo coraggio e l'immenso merito per essersi cimentato in un poema di così alta levatura morale e tecnica, nonché di straordinaria complessità. C'è da riconoscere che con grande maestria il poeta ci conduce nel mondo infernale sette secoli dopo il viaggio ultraterreno compiuto da Dante. E proprio sovrapponendosi allo stesso itinerario effettuato dal vate fiorentino, ma all'inizio di un nuovo millennio, il terzo, il nostro autore riprende il discorso dell'oltretomba, compiendo il suo personale e più attuale viaggio nel mondo degli inferi. Questo testo esigerebbe un commento ben più largo, approfondito e specifico, essendo al contempo riduttivo spiegarlo razionalmente, con le sole forze della ragione umana. Siamo di fronte al mistero divino e quindi in questa ottica il poeta, durante il sonno, ha la visione del "pianeta dalle terre grame", e seppure sconfortato ed impaurito viene accompagnato nell'antinferno dal dio Mercurio. Inizia in tal modo, da pellegrino e da penitente, la conoscenza dei personaggi e dei luoghi infernali; nel corso del suo interminabile viaggio, l'autore incontra una miriade di peccatori e di diavoli. I primi sono distribuiti in 33 strati posti sotto la superficie di un pianeta perennemente buio e non dotato di alcuna stella, collocato ai confini dell'universo. In ognuno di questi strati è punita una categoria di dannati, il cui castigo è tanto più tremendo quanto più si procede verso il centro. Ogni strato ospita inoltro uno Stato governato da un terribile demone il quale il più delle volte metterà in grave difficoltà il nostro poeta grazie a dei trucchi e a delle tentazioni. Troviamo così lo Stato in cui sono puniti gli avari (costretti a bollire nell'oro), i superbi e gli iracondi (buttati in un grande fuoco e trasformati in belve), gli accidiosi (condannati a non respirare), i traditori, i perfidi e i corrotti (messi su roghi e ridotti in cenere dopo essere stati resi ciechi, sordi e muti), gli usurai, i ladri e gli usurpatori (coperti da insetti, vermi e scorpioni, privati delle mani e costretti a mangiare metalli), gli eretici (puniti a soffrire per mano di un fico strangolatore), i suicidi (scorticati), gli omicidi (trafitti da frecce e spade e ricolmi di sangue), ecc... Rispetto alla struttura dantesca troviamo nuove categorie di peccatori e nuove e più orrende pene. Tra di essi figurano i piromani e gli inquinatori dell'ambiente (trasformati negli stessi alberi che bruciarono in vita), gli spacciatori di droghe e i sequestratori di persone (disfatti in polvere e sabbia e conglobati all'interno di un portentoso tornado), i terroristi (massacrati e spaventati continuamente da Manticora), i dittatori (legati da serpenti e lucertole, quindi messi nella fossa di Scilla e così bruciati in uno spaventoso fuoco) e i persecutori dei cristiani (crocifissi e fatti a pezzi da terrificanti animali e da arpie). Disumana e allucinante anche la visione stessa di Lucifero.È chiaro che l'inferno che si apre davanti agli occhi di Gianfranco Caputo Bisanzio è un regno profondamente mutato dalla visita di Dante "dopo che l'uomo artefice s'è fatto / di crimini ancor più gravi e complessi". Ecco quindi la maggiore atrocità di questi abissi, abissi in cui trovano la dannazione eterna non solo gli uomini del pianeta Terra, ma tutti gli esseri intelligenti dell'universo. Con straordinaria capacità inventiva e con una sorprendente fantasia, infatti, il poeta incontra personaggi provenienti da altri mondi, intessendo così ancor di più di interesse la trama narrativa già articolata ed originale. Per quanto riguarda invece i diavoli, questi sono divisi in due gruppi: i nobili e i militari, a loro volta ripartiti in una rigorosa gerarchia, un vero e proprio esercito alle dipendenze dell'imperatore del male, Lucifero. Tra di essi troviamo dunque Empusa, Tifone, Anubi, Argo, Echidna, Basilisco, Cariddi, Egeone, Mefistofele, le Erinni, le Chere, ecc…All'ingresso dell'inferno, l'anima si ritrova davanti ai giudici Eaco, Minosse e Radamanto i quali fanno accompagnare il peccatore da due diavoli nello strato di competenza a seconda del peccato che egli ha commesso. In questo mondo) sempre più tetro e senza speranza di mutare in bene, troviamo una notevole moltitudine di personaggi. Grazie ad un linguaggio intriso spesso di emozione e di umanità, il poeta incontra Virgilio ed Omero, Leopardi e D'Annunzio, Orfeo e Giano. Si sofferma a lungo nel terzo strato, quello) in cui sono condannati i filosofi e i poeti antichi che non hanno avuto il dono della Eede. Conosciamo così Aristotele, Socrate, Anassagora, Eraclito, Democrito, Seneca, Cicerone, Marziale e tanti altri, alcuni dei quali si propongono per un breve tratto come guida. Più in là, negli strati più profondi dell'inferno, troveremo Napoleone, Giulio Cesare, Hlitler, Stalin e Gengis Khan. Il giudizio del poeta, di fronte a queste importanti personalità politiche non resta imparziale. Tutto il poema è quindi una condanna alla Storia dell'uomo, il quale in vita deve prendere coscienza dei propri errori per giungere alla felicità eterna, ossia al cospetto di Dio Padre che è Amore e Luce.Passiamo ora ad esaminare, seppur brevemente, la struttura dell'opera. Essa è fondata essenzialmente sulla composizione numerica: 100 centurie di 100 versi ciascuna, per un totale di 10.000 versi, tutti endecasillabi organizzati in terzine secondo lo schema ABA BCB CDC... ZZY Z... Come fece Dante, è chiaro che Gianfranco Caputo Bisanzio prende in considerazione i due numeri perfetti della tradizione cristiana: il 3 e i suoi multipli (in rapporto al concetto della Trinità) e il 10 e i suoi multipli (in rapporto alla perfezione divina). La morfologia narrativa del libro e contrassegnata da figure retoriche di tipo sintattico consistente nell'anticipazione di un evento successivo al tempo della storia in cui si trova (prolessi) o nell'evocazione di un evento anteriore al punto della storia in cui ci si trova (analessi). È facile rilevare inoltre il magistrale gioco delle continue attese e delle numerose avventure che l'autore attua per tenere sempre viva la curiosità. La lingua usata è quella poetica della tradizione classica, però il poema risulta tutt'altro che un testo vecchio e superato, anzi al contrario, esso è di estrema attualità sia per le forme che per i contenuti. È pur vero che in esso il poeta non tutto ci dice, in molti dei suoi versi aleggia il mistero e sicuramente molto ci sarà da studiare e da indagare per intendere a fondo i suoi molteplici significati.L'intera opera è strutturata in maniera davvero vivace e coinvolgente e, i frequenti richiami del poeta verso il lettore non sono altro che un modo per farlo partecipe del proprio dolore e della propria angoscia di pellegrino. In definitiva, possiamo dire che essa può leggersi oltre che come un testo poetico, anche come un romanzo di fantascienza. Di certo contiene dei contenuti importanti ed intensi e nel suo cuore possiamo trovare un monito all'umanità: se l'uomo continuerà ad offendere Dio con i suoi peccati ed i suoi orrori, il castigo che gli spetta non può essere che la dura realtà dell'inferno. Gianfranco Caputo Bisanzio è un profondo conoscitore della Bibbia, della Storia, della Teologia, della Filosofia e della Letteratura e in questo capolavoro è evidente quanto sia notevole la sua cultura e la sua intelligenza. Un capolavoro al quale l'autore è giunto dopo un'immensa fatica e dopo tanti sacrifici e che è stato possibile attuare solo grazie ad una straordinaria preparazione di base. Ad ogni modo sicuramente un capolavoro da leggere con attenzione e sul quale meditare e riflettere a lungo. 

Alessio Forte

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